Dieci modi per non volersi bene e vivere male.

Dieci modi per non volersi bene e vivere male.

1) Umiliare gli altri.

Spesso in maniera consapevole o senza farci attenzione si tende a parlare male degli altri o a umiliarli direttamente, anche per scherzo. Tipico di chi è insicuro, nell’immediato la cosa può potenziare leggermente la nostra autostima e magari riscuotere consensi sociali sotto forma di risatine idiote. Alla lunga però, questo modo di fare ci rende antipatici, sia ovviamente a chi subisce l’umiliazione ma anche alle persone presenti che magari hanno precedentemente riso alle battute denigratorie. Inoltre, non si può aumentare la stima di Sé puntando l’indice verso una presunta inferiorità di qualcun altro, non è meglio accettare e potenziare invece le proprie reali qualità? Senza cadere nella presunzione ovviamente.

2) Pensare di essere speciali.

Anche questo è autolesionistico, l’atteggiamento mentale, conscio o inconscio potrebbe essere che se non si è qualcuno allora non si è nessuno, allora vediamo intere generazioni aspirare a partecipare a insensati programmi televisivi credendo e sperando di diventare “qualcuno” 8in realtà in quei contesti ci si annulla totalmente), peggio, vediamo padri ossessivi costringere figli di pochi anni ad allenarsi ogni giorno convinti di avere un Pelè dentro casa, poveri padri e soprattutto poveri bambini. Nessuno è speciale, potete essere UNICI, e questo vale per tutti, ma non speciali. Cercate piuttosto di superare “l’orrore della mediocrità” spostando le vostre energie e la vostra attenzione verso qualcosa di più costruttivo, che vi renda meno speciali, ma sicuramente più unici e più se stessi.

3) Cercare per forza di piacere a tutti.

Chi lo fa’, di solito ha qualcosa di sé che non ama, che rifiuta. Piacere a tutti non significa solo avere un atteggiamento accomodante e compiacente, significa anche fare delle cose o sviluppare interessi o anche studi e scelte di vita, semplicemente perché più popolari rispetto ad altre. E allora via a comprare un telefonino da 600 euro e non avere i soldi per una ricarica, o comprare un’auto potente e fare pochi euro di carburante, o frequentare solo certi bar o determinate persone. State solo gonfiando d’aria il vostro sé. Cercare di piacere a tutti poi è faticoso, bisogna lavorarci su quotidianamente, crea ansia, se ci riuscite e otterrete poi il sospirato e indefinito premio, avrete sempre poi il timore di riperderlo. Chi è se stesso piace sempre, sembra incredibile ma è così, mostrare disaccordo, esprimere le proprie opinioni, i proprio gusti, la propria personalità, anche con energia a seconda delle situazioni, ingenera rispetto e approvazione negli altri, ovviamente, anche in questo caso è necessario stare attenti a non sfiorare la supponenza o la presuntuosaggine.

4) Sentirsi esenti da critiche.

Ecco un altro atteggiamento molto diffuso e piuttosto fastidioso, ci sono persone che non vogliono essere mai riprese, non nel senso del video. Si ha paura della critica perché potrebbe ancora una volta rivelare una nostra presunta debolezza, inferiorità, inutilità. Si può reagire ad una critica, anche costruttiva o scherzosa, con stizza, rabbia, negandola, rifiutandola e molto spesso anche, denigrando se stessi molto di più, in modo più accanito rispetto a come lo ha fatto un'altra persona, questo a causa di semplici meccanismi difensivi conformistici che ci portano da un lato a confermare un’idea altrui e dall’altro a ribellarci, a non accettare la critica proveniente dagli altri e quindi ad esasperarla noi stessi, noi possiamo giudicarci gli altri. Questo determina ovviamente che le altre persone non si sentano rilassate quando stanno con noi, non si sentiranno liberi di potersi esprimere, perderanno spontaneità, staranno attente a cose dire, non scherzeranno più, quindi paradossalmente, un tentativo di salvaguardare la propria immagine sociale, la peggiora. Le persone ci accettano con maggiore facilità se ci comportiamo da essere umani imperfetti e soggetti a errori, essere se stessi vince sempre, nel bene e nel male. Perfezione è sinonimo di fallimento, perché nessuno lo è e nessuno potrà mai esserlo, non mi stancherò mai di ripeterlo, è inutile impegnarsi ad essere perfetti, è inutile e frustrante, è come scalare l’Everest a testa in giù. Impieghiamo più tempo invece, innanzitutto ad accettarsi, e magari a cercare di capire il perché di una critica, quando ci arriva, senza considerare ovviamente quelle gratuite o provenienti da persone maldicenti o invidiose.

5) Evitare di mettersi in gioco.

“Non voglio uscire stasera non ho voglia”,  “Non voglio vedere tizio o Caio mi stanno antipatici”, “E’ inutile che ci provo tanto sarò bocciato” “Fatica sprecata, non ci riuscirò”. Chi di noi non ha mai detto o pensato una delle affermazioni di cui sopra, trovando delle patetiche giustificazioni (intellettualizzazioni o finte razionalizzazioni) con se stesso. Evitare situazioni o persone che potrebbero, secondo una nostra errata convinzione, senza nessuna prova reale, buttarci giù è come gonfiare un pneumatico forato, il problema si ripresenterà a breve. Certe idee di fallimento che si insinuano nella mente è bene esorcizzarle buttandosi nel fuoco, se non lo si fa, il senso di insicurezza non cessa mica ma viene solo rimandato, anzi peggiora perché col tempo si cronicizza e sarà sempre più difficile, specialmente quando prima o poi ci troveremo giocoforza, in simili circostanze. Cercate di capire allora da cosa derivano questi timori, analizzate le vostre reali qualità, ed esercitatevi ad affrontare gradualmente le situazioni o persone che di solito avete evitato, rimanendo se stessi coi propri limiti e coi propri pregi, avrete sicuramente delle sorprese.

6) Cercare di darsi importanza.

Anche questo è un meccanismo automatico molto diffuso, spesso agito senza accorgersene. Quante volte sarà capitato di voler dare dei consigli non richiesti, di voler convincere gli altri, di affermare la nostra ragione e il torto altrui, la classica forma “Fatti dire una cosa” o il tanto fastidioso “Stammi a sentire” usato spesso automaticamente anche con amici o per telefono (al massimo si può dire: “Ascolta”). E’ una forma di controllo sugli altri attuata per dimostrare continuamente che abbiamo ragione, che contiamo qualcosa, ne abbiamo bisogno per non sentirci insignificanti, è il nostro ego malsano che la mette in atto. Ancora una volta invece, si ottiene l’effetto contrario, proviamo rabbia o inferiorità quando non riusciamo ad influenzare l’altra persona e allo stesso tempo ci mostriamo sgradevoli agli altri. Non dobbiamo dimostrare nulla alle altre persone, essi ci accetteranno pure se avranno idee in contrasto con le nostre, proviamo anzi a rapportarci ad essi senza voler per forza tentare di influenzarli.

7) Non esprimere le emozioni.

Questo è forse il punto più delicato, esprimere liberamente le priprie emozioni per molti è difficilissimo. Piangere in pubblico, arrabbiarsi, per alcuni anche ridere è segno di debolezza. Si ha la convinzione che se ci si controlla si è più forti e sicuri di sé. Anche questo è un luogo comune di origine familiare/culturale duro a morie. Avere una vasta gamma di emozioni da esprimere è invece qualcosa che ci rende molto umani. Quando c’è da piangere, da arrabbiarsi, da ridere, da commuoversi, da intristirsi, da impaurirsi bisogna farlo, anche in pubblico, anche in situazioni socialmente imbarazzanti, le persone non giudicano, anzi una persona che esprime le sue emozioni, anche negative (ovviamente senza scadere nella violenza) la sua sensibilità e molto più apprezzata ed esce fuori dall’anonimato, si fa notare. Questo è sinonimo di coraggio non di debolezza, è stare bene con se stessi.

8) Difendere eccessivamente il proprio valore.

Non bisogna assolutamente essere uno zerbino!!! Ma offendersi costantemente, spesso anche con manifestazioni di rabbia o violente per riparare una presunta offesa di poco conto non è certamente sano. Inoltre, se si è tanto sicuri del proprio valore perché bisogna sempre difenderlo? Vuol dire che allora questa fortezza non è tanto resistente. Esigere continuo rispetto dagli altri ci porta a provare costantemente sentimenti di rabbia ansiosa, ciò nasconde un’autostima molto fragile. Quando invece si è sicuri di sé e delle proprie qualità, anche il rispetto di sé aumenta, eventuali mancanze di riguardo da parte degli altri, per futili motivi, non ci dovrebbero per nulla scalfire, anzi ci dovrebbero rafforzare perché appunto affronti basati sul nulla.

9) Sentirsi superiori.

Nessuno è inferiore o superiore alle altre persone. Si può essere più bassi o più alti, biondi o mori, abbiamo tutti diversi punti di forza e di debolezza, e chi è debole in un ambito sarà forte in un altro. Alcuni devono per forza dimostrare di essere i migliori, fisicamente, mentalmente o dal punto di vista intellettivo, si impegnano allora ostinatamente in svariate attività: esercitarsi a suonare uno strumento meccanicamente, allenarsi in palestra, riscriversi all’Università o seguire corsi e master pressoché inutili, organizzare ossessivamente eventi, mostre, ecc. Bisogna dare continue prove della propria superiorità fisica o mentale cercando di impressionare gli altri col proprio talento, con le mille cose che si fanno, con il fatto che si è sempre impegnati. Anche queste soluzioni sono alla lunga inutili, stancanti e solo temporanee, anziché modificare se stessi si cerca di esasperare forzatamente delle qualità che magari non si hanno. Così facendo, gli altri potrebbero considerarci degli alieni, a percepire che indossiamo una maschera, cosa che si ritorce contro alle nostre intenzioni iniziali. Ancora una volta, dobbiamo essere autentici e accettarci come siamo.

10) Dare la colpa alla natura o all’educazione per i nostri problemi.

Caso tipico, i nostri problemi non dipendono da noi ma dalla famiglia (“Sono stata educata così non posso cambiare”), dalla genetica (“Sono fatto così non ci posso fare niente”), dagli ormoni (“Non è colpa mia se mi arrabbio sono i miei ormoni”), dalla scuola (“Non ho le basi i miei professori non erano bravi”), dall’Università (“Quel professore boccia tutti e ha chiesto cose che non erano nel programma”), dal lavoro (“Non potevo lavorare 6 ore al giorno senza aria condizionata e a quelle condizioni, merito di più”), continuate voi con gli esempi, io potrei continuare all’infinito. Ci troviamo di fronte alle solite auto giustificazioni messe in atto per avere la sensazione che i nostri fallimenti o insuccessi non dipendono da noi ma da fattori esterni, a volte ciò può essere vero, la maggior parte delle volte non lo è. Serve anche questo a proteggere la nostra autostima, si dà sempre la colpa agli altri, questo modo di pensare è negativo perché non produce nessun reale potenziale di cambiamento in noi stessi, ci adagiamo, ci deresponsabilizziamo. Spesso questo tipo di convinzioni provengono dall’infanzia, genitori, parenti o amici possono averci continuamente ripetuto che dovevamo essere i migliori, di non sbagliare, che la nostra famiglia è migliore delle altre, che i veri uomini non piangono, perle di saggezza false e inutili che se da bambini possono essere a volte utili, da adulti devono essere reinterpretate e messe in discussione. Noi siamo responsabili delle nostre azioni e delle loro conseguenze, noi possiamo modificare lo stato delle cose prima col pensiero e poi con l’azione, anche quando le condizioni sono effettivamente sfavorevoli. Uscite fuori dagli schemi mentali acquisiti, specie quando questi si rivelano oramai vetusti e inefficaci.

 

Questi dieci punti di sicuro non cambieranno la vita di nessuno, possono però servire come spunto di riflessione critica sui nostri comportamenti o modi di pensare e su quelli degli altri. Possono essere usati come punto di partenza per iniziare a sviluppare un sentimento di comprensione di alcuni aspetti mentali e comportamentali automatici che appartengono a noi e ai nostri cari. E’ importante tenere presente che la natura di questi atteggiamenti è molto spesso inconscia, sono inoltre profondamente radicati in noi, sono comportamenti agiti e ripetuti per anni, molti non li metteranno in discussione, vengono considerati ovvi, parti di sé, non sono facili da modificare. D’altronde non è questo il mio scopo, lo scopo è semplicemente quello di stimolare un’idea diversa, tentare di “accendere qualche lampadina” nella testa, provare ad “aprire qualche cassetto” della mente, non ci vuole poi tanto. Buon benessere a tutti...

                                                                          Psicologo Battipaglia Dottor Vito Lupo

                                                                          www.vitolupo.it

 
 
 
 
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