Disturbo da Alimentazione Incontrollata: le abbuffate compulsive.

 

Disturbo da Alimentazione Incontrollata.

 

Oggi vi voglio parlare di un argomento molto imbarazzante ma anche molto diffuso, il Disturbo da Alimentazione Incontrollata (DAI) o Binge Eating Disorder (BED).

Consiste in una serie di abbuffate incontrollate che la persona fa in un arco di tempo molto breve e con una modalità compulsiva, cioè senza nemmeno rendersene conto.

Nello specifico il DAI si presenta con le seguenti caratteristiche:

  • Mangiare una quantità enorme di cibo in brevissimo tempo (una o due ore).
  • Mangiare senza riuscire a controllarsi, compulsivamente.
  • Si mangia molto velocemente.
  • Si mangia fino a non farcela più, fino a sentirsi pienissimi.
  • Si mangia anche quando non si ha fame.
  • Si mangia da soli o in orari assurdi per non farsi scoprire dagli altri.
  • Si vive un profondo senso di vergogna, colpa, rabbia e disgusto verso se stessi, nonché una grande solitudine per non poter parlare del problema con altri.

La diagnosi di DAI, secondo la comunità scientifica, si fa quando le abbuffate si realizzano almeno due volte a settimana per un periodo minimo di sei mesi, a mio parere non bisogna invece aspettare sei mesi per capire se c’è un problema, inoltre, la frequenza è molto variabile, a volte ci si può abbuffare per una volta in un mese, a volte lo si può fare tutti i giorni, questo per dire, che i criteri diagnostici sono molto relativi.

Il DAI si differenzia dalla bulimia per vari aspetti:

  • Il bulimico mangia e ingrassa, a meno che non mette in atto condotte compensatorie come il vomito autoindotto, l’uso di lassativi o un esercizio fisico smisurato, il paziente DAI invece non ingrassa, al massimo è in leggero sovrappeso, oltre all’esercizio fisico, può stare anche giorni interi senza mangiare per compensare ciò che ha ingurgitato con l’abbuffata.
  • Nel paziente bulimico, tra le altre cose, sono presenti: una profonda distorsione dell’immagine di Sé, degli errori cognitivi introiettati e difficili da sradicare, e un persistente legame morboso con l’imago materna o la famiglia d’origine. Nel paziente DAI ci troviamo di fronte ad un problema soprattutto emotivo, il soggetto è ansioso, nervoso, infelice, insoddisfatto, annoiato, e mangia per compensare questi stati emotivi che sono quasi temporanei, non profondamente radicati nella sua personalità.
  • Il bulimico oltre alle abbuffate episodiche solitarie mangia molto anche in presenza di altre persone, oppure mangia di nascosto anche in contesti sociali dove il rischio di essere scoperti è altissimo (può nascondersi durante un ricevimento, può aspettare che il partner vada in bagno per divorare un’intera scatola di cioccolatini in un minuto, ecc.). Il paziente DAI non fa tutto questo, quando sta con altre persone si controlla, mangia poco, mai rischierebbe di farsi scoprire, il suo comportamento diventa compulsivo solo quando è sicuro di essere da solo o di non essere scoperto.
  • Il paziente DAI si vergogna enormemente del suo aumento di peso, fa di tutto per non ingrassare, il bulimico invece è più tollerante con se stesso, anche se è in sovrappeso, riesce a tollerare la vergogna e l’imbarazzo.

 

In entrambi i casi, sia nel Disturbo da Alimentazione Incontrollata che nella bulimia, ci troviamo di fronte a persone che soffrono moltissimo, soprattutto perché sono sole, non parlano del loro problema. All’interno delle varie problematiche psicologiche ci sono disagi di cui è più facile parlare, ad esempio l’ansia o il panico, i disturbi depressivi e dell’umore, a volte, anche se è difficile, vengono condivisi con parenti o amici. Altre fonti di malessere, come i disordini alimentari o disagi sessuali, difficilmente vengono espressi, difficilmente ci si rivolge anche ad un professionista, per la profonda vergogna e il disgusto verso se stessi che si provano.

E’ impossibile per loro parlare di queste cose senza sentirsi giudicati o presi in giro, e allora si ritrovano soli, ancora più arrabbiati, emotivamente provati, sfiniti, stanchi, e si ricorre al cibo, l’unica consolazione, l’unico vero amico e l’unica compagnia, è un circolo vizioso.

Il cibo ha un significato simbolico per noi enorme, è una fonte di gratificazione fortissima, ci da sensazioni piacevoli di tipo sia fisiologico che emotivo, l’atto del mangiare permette di distrarci, ci dà la sensazione che stiamo facendo qualcosa di buono per il nostro corpo, ci rafforziamo, ci nutriamo, ci dà l’idea della indispensabilità, bisogna mangiare per forza altrimenti si muore.

Purtroppo questa gratificazione spesso ci sfugge, e allora il bisogno primario diventa un’abitudine compulsiva, la necessità diventa un vizio, un’esigenza naturale diventa un divertimento, una forma di piacere fine a se stessa e svincolata dall’urgenza fisiologica di nutrirsi.

Il cibo, nei suoi aspetti morbosi, è una consolazione, è una forma di piacere immediato e poco faticoso da ottenere, è una grande consolazione, spesso è un sostituto del sesso, riporta alle gratificazioni di quando si era bambini, libera dalle ansie e dal nervosismo, è facile da reperire e facile da consumare, è legale ed economico, dà un piacere immediato e molto intenso, è estremamente variabile e diversificato, si possono mangiare miglia glia di cose diverse, dai sapori diversi e vivere differenti forme di piacere, Ancora, il cibo è un “riempitivo” molto efficace dei vuoti interiori, il cibo è un premio meritato dopo una giornata di lavoro o di studio o quando si è invece avuto una giornata storta.

La terapia per il DAI necessita di approfondimenti diagnostici molto accurati per capire se vi sono disagi accessori come disturbi di personalità, disturbi dell’umore o altri quadri psicopatologici. E’ necessario poi agire in collaborazione con un nutrizionista o dietologo molto attento. Data l’intenso piacere che si vive nel mangiare compulsivamente, per superare il problema sono indispensabili molto impegno e grande forza di volontà.

Le cause che portano a questa forma di malessere possono essere tante a seconda dei casi, nei casi più gravi come detto, possono esserci disturbi di Personalità (immagine di Sé, dipendenza,ecc) o disturbi dell’umore ben radicati, anche fattori genetici o neuropsicologici possono essere importanti responsabili (ad es. limitata produzione di determinati neurotrasmettitori porterebbero il soggetto a sopperire la loro carenza con il cibo), cattive abitudini alimentari che ormai si sono profondamente stabilizzate, associazione con altre cattive abitudini come la visione di film, TV o lettura durante i pasti, (succede allora che ad esempio un pasto deve durare quanto il film che si sta vedendo), uso e abuso di alcool o di droghe leggere (la cosiddetta “fame chimica”) e poi, tutta una serie di disagi emotivi di vario tipo: ansia, insoddisfazione personale, lavorativa o sentimentale, tensione continua, tristezza duratura, demotivazione, noia, rabbia repressa, insonnia e tanti altri stati d’animo che anziché trovare la risoluzione e l’elaborazione nella propria ricchezza interiore, trovano una facile e potente valvola di sfogo nel piacere dato dal mangiare.

Il consiglio immediato che posso dare, non per risolvere il problema, ma almeno per prenderne una consapevolezza maggiore è quello di tenere un diario su cui annotare cosa si mangia, senza vergogna e senza rabbia verso se stessi, il confrontarsi visivamente con ciò che si è mangiato, specialmente nei giorni successivi alle abbuffate, aiuta a prestare maggiore attenzione verso se stessi. Ancora meglio, è annotare quando NON si mangia, concedendosi un piccolo premio (però significativo), un bonus, al raggiungimento di un certo numero di giorni in cui si è riusciti a resistere alla compulsione.

Quando la compulsione si presenta diventa invece tutto più difficile, chiedersi immediatamente se si ha fame, che tipo di emozione si sta provando, perché si ha bisogno di mangiare in quel momento se non si ha fame, cercare di controllare il respiro e tentare di rilassarsi un attimo. Prendere tempo, dire a se stessi, mangerò tra 3 minuti o tra mezz’ora, razionare le dosi e porzioni, mangiare lentamente, contare le masticazioni e usare piatti piccoli, poco capienti. Ancora, un altro suggerimento è quello di non comprare alimenti ipercalorici, preferire quindi frutta, verdura e bere molta acqua. E’ importante poi eliminare il classico pensiero “tutto o nulla”, se hai mangiato una fetta di torta non sentirti colpevole o di aver fallito, non è la stessa cosa che mangiarla tutta, molti invece ragionano così, il detto: “Fatto 99 facciamo 100” in casi  come, questo è assolutamente errato.

Mi rendo conto tutto questo è facile da dire ma difficile da attuare, la compulsione quando prende il sopravvento è più forte del pensiero.

In casi del genere è molto difficile guarire da soli. Una buona alleanza terapeutica, con uno psicologo e con l’aiuto di un dietologo/nutrizionista, associata ad una forte motivazione individuale, possono favorire una buona guarigione e uno stato di benessere duraturo.

                                                                                   Dott. Vito Lupo

                                                                                    www.vitolupo.it

CONDIVIDI SU:

 

preload_banner.pngpreload_banner_disturbi.pngpreload_banner_esperto.pngpreload_banner_index.pngpreload_banner_news.pngpreload_banner_studio.pngpreload_btn_disturbi.pngpreload_btn_disturbi_on.pngpreload_btn_esperto.pngpreload_btn_esperto_on.pngpreload_btn_home.pngpreload_btn_home_on.pngpreload_btn_news.pngpreload_btn_news_on.pngpreload_btn_studio.pngpreload_btn_studio_on.pngpreload_caricamento.gifpreload_copy_lck.pngpreload_copy_txt.pngpreload_dariocarbone.pngpreload_dx_bot.pngpreload_dx_mid.pngpreload_dx_top.pngpreload_facebooklogo.pngpreload_favicon.icopreload_ff.pngpreload_jquery.pngpreload_logo.jpgpreload_php.pngpreload_sfondo.jpgpreload_sx_bot.pngpreload_sx_mid.pngpreload_sx_top.pngpreload_sx_top_articoli.pngpreload_sx_top_fb.pngpreload_textmenu.pngpreload_w3c.png